Vincent è un ragazzo di 16 anni, soffre di autismo e di un grave disturbo della personalità, che viene gestito solo dalla madre Elena, poiché il padre Willi li ha abbandonati alla notizia della gravidanza. Ma dopo 16 anni, Willi prende coraggio e decide di incontrare suo figlio: così inizia la loro avventura tra la Slovenia e la Croazia, che permette al figlio e al padre di conoscersi e di volersi bene. Willi e Vincent sono i protagonisti del film “Tutto il mio folle amore” di Gabriele Salvatores, con Valeria Golino,  Claudio Santamaria e Diego Abatantuono in uscita dal 24 ottobre al cinema ma già presentato al Festival di Venezia 2019 con grande successo.
Il film è tratto dal romanzo “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas; il romanzo a sua volta prende ispirazione dalla storia vera di Franco Antonello e del figlio autistico Andrea, in viaggio attraverso le Americhe. In molti conosciamo Franco e Andrea perché, grazie alla loro impresa sociale “I bambini delle Fate” sono testimonial di una importante campagna di sensibilizzazione sul tema della diversità e dell’inclusione, oltre che di un supporto concreto a varie realtà come la nostra che realizzano progetti di vita inclusiva per ragazzi e ragazze con disabilità.
Ormai si sente molto parlare dell’autismo, ma non tutti sanno come vivono le famiglie che si ritrovano ad affrontare questo problema, che ha bisogno di speciali attenzioni. Il film di Salvatores è un’occasione per comprendere meglio anche questa realtà che ci circonda e che non possiamo ignorare. “Tutto il mio folle amore” mette in risalto le “stranezze” del figlio e del padre, stranezze che aiutano ad uscire dagli schemi e a vivere un’avventura, sconvolgendo la monotonia della vita.

Come ha detto Salvatores “È un film sulla diversità, sulla possibilità di amare anche chi è molto diverso da noi, anche chi non riusciamo a capire subito. Certo non dobbiamo avere paura di chi è diverso da noi per poterlo amare, però si può

Articolo di Mary Tagliani – studentessa Liceo Roiti, Ferrara

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