TalmelliNon sappiamo se Giancarla Villani immaginava un futuro così lontano e florido per la sua azienda quando, nel lontano 1966, aprì un laboratorio per la produzione conto terzi di abbigliamento donna. Di certo sappiamo che oggi la FAMAR progetta e produce collezioni di abbigliamento per tutti i più prestigiosi marchi della moda nel mondo. Un vero orgoglio per il territorio ferrarese! Tuttora la signora Villani non manca di recarsi ogni giorno in azienda, le cui redini sono ormai passate in mano alla seconda generazione. Ed è proprio l’attuale amministratrice, Monica Talmelli, a parlarci dei successi e delle difficoltà del settore tessile e del proprio impegno nel sociale.

Dietro la produzione di un capo di abbigliamento c’è un lungo processo di lavorazioni, in quale segmento opera principalmente la Famar?

La Famar è in grado di gestire l’intero processo produttivo: partendo dallo schizzo stilistico del cliente, produciamo il primo capo, il prototipo in taglia base, che poi viene sviluppato sulle altre taglie e organizzato secondo un processo di industrializzazione.  Ci occupiamo anche della gestione di tutta la filiera dei fornitori, non solo per l’acquisto dei materiali ma anche per tutte le altre lavorazioni, come ad esempio il ricamo o le stampe, che il capo richiede. E’ poi il cliente che decide quale segmento affidarci, se tutto il processo o solo alcuni servizi: il nostro punto di forza è l’estrema flessibilità nel prodotto e nei servizi!

La necessità dell’industrializzazione del prodotto ha portato ad un cambiamento delle figure professionali impiegate in azienda?

Possiamo dire che oggi alle figure professionali vengono richieste ulteriori competenze in campo tecnologico e informatico, così come sempre più importante è la conoscenza della lingua inglese. Ma non cambiano le competenze tecniche di base necessarie per lo svolgimento delle varie mansioni, che siano quelle di una modellista, di un responsabile Tempi e Metodi o di una prototipista. Forse ciò che è cambiato è il processo  formativo sempre  più  complesso  ed oneroso  per le aziende  non avendo  nel  frattempo  il sistema scolastico  professionale fatto  gli stessi  passi  in avanti  delle aziende.

Non esistono percorsi formativi per le professioni legate a questo settore?

L’educazione e la formazione sono temi che conosco molto bene perché mi stanno molto a cuore e con molta amarezza devo dire che ormai esiste un enorme scollamento della scuola dal mondo del lavoro: dai dati di Confindustria nazionale sappiamo che ci sono oltre 400mila posti di lavoro in attesa di essere coperti  da figure professionali  tecniche  non reperibili.

E’ un dato di un certo peso, se pensiamo che quello della disoccupazione è un problema estremamente attuale…

Infatti, ma si tratta di un problema principalmente culturale: quando si è cominciato a credere che le professioni socialmente più accettabili e riconosciute fossero solo  quelle dei “colletti bianchi”, le scuole professionali sono state escluse da un certo asset di famiglie, con conseguente diminuzione degli iscritti e depauperamento dei fondi istituzionali. L’effetto prodotto è stato una sempre maggiore incapacità di formazione di alto livello e un allontanamento dalle esigenze del mondo del lavoro. Ecco perché siamo noi imprenditori a doverci accollare l’onere della formazione.

Il mondo dell’imprenditoria ti vede protagonista anche per diversi incarichi pubblici in Confindustria…

Sono Vicepresidente Confindustria Ferrara, Presidente di Piccola Industria regionale  e rappresentate nel Consiglio Generale di Confindustria nazionale:  un impegno  costante  in rappresentanza  di altri imprenditori  come me e  quindi  una forma, se pure  di  alto  livello,  di  volontariato.

Volontariato ma anche tanta solidarietà, visto il tuo impegno a favore di molte associazioni onlus del territorio, tra cui la cooperativa I frutti dell’albero!

Secondo me l’impresa è motore di sviluppo del territorio non solo da un punto di vista economico ma in senso più lato: supportare le associazioni di volontariato favorisce e incrementa la coscienza etica e civica di tutta la comunità.

Come hai conosciuto la nostra cooperativa?

In un modo abbastanza banale: circa due anni fa, un amico imprenditore di Ferrara, Dino Zappaterra, è venuto qui da me e mi ha parlato del progetto del Centro di accoglienza per ragazzi disabili. Ho voluto dare subito anch’io il mio sostegno con un contributo economico mensile.

L’importanza del tuo contributo non è solo economico: l’impegno sociale di personalità in vista costituisce un esempio culturale per tutta la comunità, perché aiuta a diffondere il valore del dono e della solidarietà a favore di una società partecipe ed inclusiva…

La vita è stata molto generosa con me in termini professionali e personali, mi ha dato l’opportunità di un lavoro impegnativo ma gratificante e di una bellissima famiglia, quella di origine e quella che ho costruito: sono doni che cerco di restituire con l’impegno sociale!

GRAZIE DI CUORE DA PARTE DI TUTTI NOI!

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